Microbiota, scienza e farmaci: la relazione con i batteri intestinali

26 Luglio 20190
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Microbiota e batteri intestinali: uno studio conferma una fortissima relazione con la risposta ai farmaci

Uno studio pubblicato sulla rivista Nature, riporta che un team di ricercatori guidati da Michael Zimmermann e Maria Zimmermann-Kogadeeva, della Yale University School of Medicine, negli Stati Uniti, seguendo questa ipotesi, ha indagato come 76 ceppi di batteri intestinali metabolizzano 271 farmaci commerciali, evidenziando che le differenze genetiche possono influenzare il modo in cui le persone rispondono ai farmaci, ma questa ricerca mette in luce come i batteri intestinali possano anche aiutare a spiegare perché alcune persone hanno effetti collaterali negativi mentre altri no.

Batteri intestinali e farmaci

Testando i 76 ceppi di batteri intestinali e le modifiche che si hanno della struttura molecolare di 271 farmaci, è stato scoperto che circa i due terzi dei farmaci, 176 dei 271 farmaci (65%), sono stati modificati da almeno un ceppo batterico, sostenendo l’ipotesi che i metaboliti batterici possano contribuire alla risposta di una persona ai farmaci.

Successivamente, sono stati identificati i geni responsabili della trasformazione chimica dei farmaci, costruendo delle librerie genetiche dei vari batteri intestinali, scoprendo che il Bacteroides Thetaiotaomicron ha un gene che metabolizza Levonorgestrel, farmaco ormonale anticoncezionale.

Microbiota e batteri, la relazione con i farmaci

Alla fine dello studio, i ricercatori hanno trovato ben 30 enzimi derivati ​​dal microbiota convertendo 20 farmaci in quasi 60 metaboliti, che si traduce in effetti collaterali indesiderati o inefficacia del principio attivo di un farmaco.

Dato che l’assunzione di molti farmaci avviene per via orale, ciò comporta che non siano completamente assorbiti dal corpo e che la loro struttura molecolare venga quindi modificata dal microbiota intestinale

Da questo studio deriverebbe anche che la differenza di geni spiegherebbe perché alcune persone metabolizzano rapidamente un farmaco, mentre altri lo fanno lentamente. Questi risultati potrebbero aiutare a far funzionare meglio i farmaci, correlandoli al microbiota intestinale, determinando quanto bene rispondiamo ai trattamenti farmacologici.

Il futuro di questo studio sarà di testare i batteri presenti nell’intestino di una persona aiutando a creare una mappa completa del microbiota che servirà a prevedere in che modo lo stesso metabolizzerà determinati farmaci, oltre ad aprire la porta a modi per manipolare il microbiota delle persone, per esempio attraverso il trapianto di fecale, per prolungare l’effetto di un medicinale, aumentare la sua efficacia o ridurre i suoi effetti collaterali.

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